lunedì 24 settembre 2018

Noi soli (Kenneth Rexroth)



VI

Noi soli.
Nella nostra casetta
lontano da tutti,
lontani dal mondo,
solo suono d’acqua sui sassi.
E io che ti dico:
“Ascolta. Senti il vento tra i rami.”

Just us.
In our little house
Far from everybody,
Far from the world,
Only the sound of water over stone.
And then I say to you,
“Listen. Hear the wind in the trees.”

Morning star, 1978, Le poesie d’amore di Marichiko, Kenneth Rexroth

lunedì 17 settembre 2018

Lettera non spedita (Alfonso Gatto)






Albero chiuso in tutta la mia sera, 
vento calmo di stelle ramo a ramo
compiuto nelle sillabe di un nome
che mi risponde se a tacerlo chiamo,
e tu, sempre lontana dalle chiome
della limpida notte, fresca nera
povera meraviglia del creato.
Amor che a suggello di ogni cosa
incide il segno della mano piena,
nel mio triste contento con me solo
per sempre resterò --fermo nel volo
che mai si leva -- a chiedere che il male
dell'offesa vivente mi sia vivo.

Albero chiuso in tutto il mio passato
e nel gesto perenne remissivo, 
ch'io mai ritorni, o cara, a dire morta,
la mia pietà, la breve gioia porta
notizie, brucia, ma la lunga pena
trattiene le sue mani, ancòra prova
nel dirti addio una parola nuova.


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

giovedì 13 settembre 2018

Scusami l’assenza(Mariangela Ruggiu)



Scusami l’assenza
a volte mi nascondo
dietro il tronco degli alberi
mi riparo dal vento freddo
dal gelo dei silenzi.
Scusami l’assenza 
non è per sempre
sto cercando perle
da portarti in dono.



Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 10 settembre 2018

La notte palombara (Patrizia Cavalli)

illustrazione di Lisa Misculini 


Com'era dolce ieri immaginarmi albero!
Mi ero quasi in un punto radicata
e lì crescevo in lentezza sovrana.
Io ricevevo brezza e tramontana,
carezze o scuotimenti, che importava?
Non ero io a me stessa gioia né tormento,
io non potevo togliermi al mio centro,
io senza decisioni o movimento,
se mi muovevo era per il vento.


giovedì 6 settembre 2018

Amo il glicine (Annamaria Giannini)

Helena Nelson Reed 


Amo il glicine a cui l'antenna cede
disarmando i programmi della sera
la scala di ferro un viavai di gatti
lucertole, donne e speranze

amo l'orto che il sole lavora
impastando la voce dei frutti
il perdono, sepolto ogni dove
in questo lembo di terra

io che fui la nera, la fuggita
il non pensiero, figlia e madre
pezzo di carne in bocca alla strada
ossa sparpagliate e vene in secca
ora madre della madre e figlia della figlia
ho il ventre pieno adesso, di nipoti e cani


(inedito per gentile concessione dell'autrice)


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 3 settembre 2018

La pazienza dei tigli (Andrea Gruccia)

Amedeo Modigliani Donna con cravatta nera (1917, olio su tela cm 65,4 x 50,5 – Tokyo, Fujikawa Galleries)


Vorrei avere la pazienza dei tigli
che spargono il loro odore
una volta all'anno,
ma non sono un vegetale,
non voglio attirare insetti
mentre tu dormi e io sono così sveglio
il mio sole è una lampadina,
non ho la calma degli alberi
che si fanno fare a pezzi
per dei libri di poesia.
Non ho la calma delle poesie calme,
delle persone calme
che scarabocchiano fogli
per le diagnosi,
o fanno le code ai supermercati.
Vorrei scrivere poesie cannibaline
che mangino certe poesie d'amore,
quelle che poi leggono le persone
che ti fanno a pezzi.


(Da Capelvenere, Marco Saya Edizioni, 2016)

lunedì 27 agosto 2018

Dansa di Narcís /Danza di Narciso (Pier Paolo Pasolini)



Dansa di Narcís

Jo i soj na viola e un aunàr,
il scur e il pàlit ta la ciar.
I olmi cu'l me vuli legri
l'aunàr dal me stomi amàr
e dai me ris ch'a lusin pegris
in tal soreli dal seàl.
Jo i soj na viola e un aunàr,
il neri e il rosa ta la ciar.
E i vuardi la viola ch'a lus
greva e dolisiosa tal clar
da la me siera di vilút
sot da l'ombrena di un moràr.
Jo i soj na viola e un aunàr,
il sec e il mòrbit ta la ciar
La viola a intorgolèa il so lun
tínar tai flancs durs da l'aunàr
e a si spièglin ta l'azúr fun
da l'aga dal me còur avàr.
Jo i soj na viola e un aunàr,
il frèit e il clípit ta la ciar

Danza di Narciso



Io sono una viola e un ontano,
lo scuro e il pallido nella carne.
Spio col mio occhio allegro
l'ontano del mio petto amaro
e dei miei ricci che splendono pigri
nel sole della riva.
Io sono una viola e un ontano,
il nero e il rosa nella carne.
E guardo la viola che splende
greve e tenera nel chiaro
della mia cera di velluto
sotto l'ombra di un gelso.
Io sono una viola e un ontano,
il secco e il morbido nella carne.
La viola contorce il suo lume
sui fianchi duri dell'ontano,
e si specchiano nell'azzurro fumo
dell'acqua del mio cuore avaro.
Io sono una viola e un ontano,
il freddo e il tiepido nella carne.

Da Poesie a Casarsa

giovedì 23 agosto 2018

[mi hai presa / come si prende un falco pellegrino per le ali](Stefania Di Lino)

Paul Gauguin - L'ibis bleu (1892)

mi hai presa / come si prende un falco pellegrino/ per le ali / mi hai strette nodose / le braccia d'albero intorno / e chiuso il becco puntuto con un bacio / eppure accade / in questo tempo verbale insultato / in queste ore consumate di guerre e di stragi / di grida irrisolte gridate / colate nel sangue delle strade /sangue macchiato di nero catrame mischiato all'asfalto /e al caldo salato sudore / accade che tu catturi dal cielo l'azzurro che a stento rimane / e dello sguardo adagi lento il peso sul mio corpo / tu cielo di azzurro infinito / io verde paesaggio fiume carsico insondato / bacino d'acqua concavo / bevuta con le mani / io umbratile terra al tuo sguardo / fiorita


inedito per gentile concessione dell'autrice 

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

lunedì 20 agosto 2018

tre (Corrado Aiello)

fotografia di Federico Stefanelli 


Tu foglia
Radice io

E il dilemma dell'albero


(inedito dalla silloge "Rime selvagge")


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domenica 19 agosto 2018

Gogyohka Anthology First Edition (Maricris Cabrera, David Palmer)


Gogyohka Anthology First Edition by Maricris Cabrera, David Palmer

antologia di poesia, pubblicata in e-book gratuito e in copia cartacea in USA, da Bookemon. Genere Gogyohka, autori vari di nazionalità diverse in lingua inglese, inglese/italiano selezionati da Maricris Cabrera e David Palmer 

Leggi l'antologia qui 

per acquistare la copia cartacea 


giovedì 16 agosto 2018

“Quel cortile, ricordi?” (Alessandro Moscè)


"Trafitto" acquaforte e acquatinta, Roberto Barni, 1993

“Quel cortile, ricordi?”,
dolcissimo arrivo a piedi,
sosta del gran passare
fuori città, appena un po’
e ancora più in là, sull’erba, 
dove si vedono i tir 
che attraversano le stagioni
e non si fermano mai.
Tutto è rimasto docile,
ma tutto è bruciato.
L’aria continua a muovere
quel salice che non vediamo più:
l’asfalto brilla,
la pioggia si asciuga 
nella levità di aprile,
nel vento grigio 
che non dispone le cose,
che le scompiglia nell’umida sera

da Hotel della notte (Aragno, 2013)

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lunedì 13 agosto 2018

Ingólf Arnarson - atto III, scena IX (Emanuele Marcuccio)


John William Waterhouse, Lamia, 1905, oil on canvas, 91.5 x 145 cm, Private Collection

 
Camera in casa di Ragnar, come nella scena seconda. Sigurdh è seduto per terra, da una finestra sul davanti si intravede un albero di betulla.
È notte.
Sigurdh solo.


Sigurdh (felice, tra sé)

Halldóra, come sei cara,
ti opponi a tuo padre...
sicuro, il nostro amore trionferà;
ci opporremo al nemico,
a qualsiasi tradizione avversa
al nostro amore... oh, come ti amo!
(un soffio di vento attrae l’attenzione di Sigurdh, una foglia secca di betulla entra dalla finestra nella stanza)
Oh, solo una foglia, una foglia
secca di betulla!
Quale fragilità e quale bellezza
c’è nella natura...
A prima vista ha un bel colore,
una bella forma,
(la stringe tra le mani)
ma è fragile,
come sabbia nel deserto...
E tu, foglia, esile foglia,
indorata dalla vecchiaia...
quale differenza corre
tra la tua e la nostra
vecchiezza: le nostre forme
sono grette, goffe e grottesche.
O uomo, quale scherzo di natura...
Ma adesso, meglio dimenticare
tali inopportuni pensieri...
mi restano ancora tanti anni
da vivere
accanto alla mia Halldóra:
fausto ci sia il cielo...
Oh, cara, cara Halldóra, ripenso
al tuo riso gioioso,
al tuo viso raggiante...
perché il destino
contro il nostro amore
si accanisce?
(Si alza da terra fantasticando)
(Buio)



tratto da:  Emanuele Marcuccio, Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti, Le Mezzelane, 2017, atto III, scena IX, vv. 606-638, pp. 125-126. 


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giovedì 9 agosto 2018

Da un cielo ostinato (Mattia Tarantino)

In Truth There Is Love by Elvira Amrhein


Mi troverai al di là della luce,
nell’orma bianca del passo
tracciato dal canto, dove tutto
il dolore del mondo è ammainato.

Sarò il verbo custode
di ogni avvenire, la fiamma
che purifica il fiore:

vivremo nel bosco segreto
dove accade ogni cosa, dove
regna la mano che stringe
la mano, e l’uomo con l’uomo.

Già tramo l’incanto dell’iride
e conosco il mistero dei mondi.
Ho visto la prima parola
e il primo bacio svelarsi:

saremo la grazia e la lira,
il passero che addomestica il cielo.
Saremo la rovina dell’angelo
caduto da un cielo ostinato.

(inedito per gentile concessione dell'autore)

Mattia Tarantino è nato a Napoli nel 2001. Cura la sezione di poesia per la piattaforma artistica Nefele; fa parte della redazione di “Bibbia d’Asfalto – Poesia urbana e autostradale”. È presente in diverse riviste e antologie. Tra l’angelo e la sillaba (Terra d’ulivi edizioni, 2017) è la sua raccolta d’esordio.

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lunedì 6 agosto 2018

Primavera Estone (Carlos Vitale)

El Ingenioso Hidalgo fotografia di Valentina Meloni 



                   El cielo es de un azul inusitado
                   en esta primavera estonia.
Jüri Talvet


   Il cielo è di un azzurro insolito
   in questa primavera estone.

Jüri Talvet

1

Demasiada superficie.
Paz de la llanura. 
Rencor de los volcanes sepultados.

1
Troppa superficie.
Pace della pianura.
Rancore dei vulcani sepolti.


2

¿Charcas, pantanos?
Agua que conoce su labor.

2
Stagni, paludi?
L’acqua che conosce il suo lavoro.


3

Apilas la leña.
A su calor confías
familia y hogar.

3

Ammucchi la legna.
Affidi al suo calore
famiglia e focolare.


4

Triángulo de aves.
Dos se desprenden, ligeras.
Coloquios privados, 
vuelos privados.

Triangolo di uccelli.
Due si staccano, leggeri.
Colloqui privati,
voli privati.

5

La floresta, eso sí, y los ríos,
que no falten los ríos,
las casitas de cuento, 
la cigüeña en su nido,
y yo, sentado y en marcha.

La foresta, questo sì, e i fiumi,
che non manchino i fiumi,
la casina delle favole,
la cicogna nel suo nido,
ed io, seduto e in cammino.


Da Fuera de casa (Fuori di casa), La Garúa Poesía Editorial, Barcelona
Traduzione di Maddalena Vacana


Carlos Vitale (Buenos Aires, 1953) es Licenciado en Filología hispánica y Filología italiana. Entre otros libros, ha publicado Unidad de lugar, Descortesía del suicida, Cuaderno de l'Escala / Quadern de l'Escala, Fuera de casa, El poeta más crítico y otros poetas italianos y Duermevela. Asimismo ha traducido numerosos libros de poetas italianos y catalanes: Dino Campana (Premio de Traducción “Ultimo Novecento”, 1986), Eugenio Montale (Premio de Traducción “Ángel Crespo”, 2006), Giuseppe Ungaretti, Gerardo Vacana, Sergio Corazzini (Premio de Traducción del Ministerio Italiano de Relaciones Exteriores, 2003), Joan Vinyoli, Umberto Saba (Premio de Traducción “Val di Comino”, 2004), Antonia Pozzi, Mario Luzi, Sandro Penna, Antoni Clapés, Joan Brossa, Josep-Ramon Bach, Antònia Vicens, etc. Ha participado en festivales, lecturas y encuentros de poesía en Argentina, España, Venezuela, Armenia, Italia, Suiza, Rumania, Estonia, Grecia, Bulgaria y Francia. En 2015 obtuvo el VI Premio José Luis Giménez-Frontín por su contribución al acercamiento entre culturas diversas. Reside en Barcelona desde 1981.



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giovedì 2 agosto 2018

Timidezza (Tzemin Ition Tsai 蔡澤民 博士)

Annie Leibovitz Photo




Come il ruscello scorre veloce sul suolo
riunendosi docilmente all’oceano
dopo aver bagnato la radice degli alberi da frutto
così lascia che il desiderio torni alla terra
preserva un minimo di possibilità.

La figura, quella che stava sotto l’albero
non ha nessun luogo in cui nascondersi
non volendo racconta facilmente il distacco
le mani chiuse
nell’attesa di una brezza che soffi.

Il volto è imbarazzato
I momenti del corteggiamento sono passati sì
ma si sono trasformati in un giardino di fragranze
incanalate
per oltre trent’anni.





The stream rush back to the soil
Reconciled easily into the ocean
Moistened the root of fruit trees
Let the desire to return to land
Preserve a modicum of possibility

The figure that’s who stood under the tree
Nowhere to hide
Unwilling easily tells the parting
Hands folded
Waiting for the breeze was blowing

Embarrassed face
Missed courtship moment
Only turned into a garden of fragrant
Channeling
More than thirty years

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lunedì 30 luglio 2018

Certe notti (Mariangela Ruggiu)


scultura di Debra Bernie

certe notti, nel buio caldo del silenzio
sento il seme di me
aprirsi, sfarsi

ed io non sono più di carne, e ossa, e pelle

ritornano voci antiche
il tempo mi percorre senza sequenze

chissà se duole al bruco farsi farfalla

io non so se sia dolore
questo mettere radici e aprire gemme
non so se sia fiorire
questo spogliarsi tra la notte e l'alba
e vedere come cambia la pelle

come io divento te

e attraverso il tuo sentire
e sono il tuo guardare
e con i tuoi occhi vedo, di me
questo vestito nuovo

(2016)

giovedì 26 luglio 2018

I morti hanno fiducia nella sorte (Gabriele Galloni)

fotografia Rodney Smith


I morti hanno fiducia nella sorte.
A notte fonda salgono sugli alberi 
del tuo giardino; li trovi che all'alba 
non sanno come scendere dai rami.
Li vedi; non ti vedono. Li chiami 
e non ti sentono. Li aiuti -- scendono.

Ogni notte ritornano e dimenticano.


(da, In che luce cadranno, RPlibri, 2018)

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lunedì 23 luglio 2018

Fine d'incipit (Antonio Bux)

Fotografia di Alberto Clapis 



Ero piccolo e vedevo gli alberi
parlare alle persone
nessuno rispondeva ma c'era
un bambino, s'illuminava
in mezzo ai cespugli
credo fosse armato di cielo
era molto distante
a un certo punto smise di far luce
nel buio calpestato ricordo
gli alberi
cominciarono a dirmi

(Da Naturario, DiFelice Edizioni, 2016)


giovedì 19 luglio 2018

Anche l'erba (Santo Aiello)

Fotografia Alberto Clapis 


Anche l’erba
volle essere foglia
e provare
l’ebrezza del volo
quando venne l’autunno
e l’albero, volle le sue ali
per vedere il mondo
da più in alto
e sapere, dove migrano
gli uccelli, quando lasciano
i suoi rami
anch’io vorrei, vedere
le stelle, ma solo
quelle che scegli tu dal cielo
ed essere un tuo pensiero
un tuo sogno, un istante
un infinito cielo.

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lunedì 16 luglio 2018

Un non so che all'andare (Corrado Aiello)

Fotografia di Alberto Clapis 


Un non so che all'andare
informa la mia vita
incerta al divenire
suo vento ineluttabile

tra le foglie e le foglie
coriandoli di luce
su onde sparsa dilagano
reale e imaginario.

(dalla silloge inedita "Rime selvagge", 2018)


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lunedì 9 luglio 2018

La stella (Mahvash Sabet)

Francesco-Chiesa-Soprani, Aqua



Il mio cuore soffre per il silenzio delle stelle,
per l'angosciosa sete del deserto
che anela allo scroscio della pioggia.

Il mio cuore soffre per il soffio del vento,
che spira sulle acque deserte.

La luna illumina il prato, nel livido tremore del lago.
La piana s'accende di una vivida luce.

Dov'è la folta chioma del salice dormiente,
che si chinava sulle verdi spalle delle acque?

Dov'è la penetrante fragranza della rosa rossa,
che impregnava il dorato giardino della gioia?

Perché trascorre nel dolore questa vita
e nel buio della notte non sorridono le stelle?
...

Mahvash Sabet, La stella, in EAD., Poesie dalla prigione, a cura di Faez Mardani e Julio Savi, Milano, Edizioni del verri, 2016, pagina 35.

...

Mahvash Sabet è stata condannata a vent’anni per la sua appartenenza alla religione bahá’í, che da sempre è considerata dal regime iraniano “nemica dell'Islam”. Nei primi, durissimi mesi passati nella cella 209 del carcere di massima sicurezza di Evin, a nord ovest di Teheran, scrive e riesce a far pervenire all’esterno grazie ad alcuni intermediari le poesie contenute in questo libro che pubblichiamo con testo a fronte nella straordinaria grafia dell’originale farsi.
In parte la scrittura di Sabet «segue la scia dei mistici», come ci spiega la traduttrice Faezeh Mardani nel suo saggio critico, «ogni concetto assume connotati simbolici, le esperienze sono volutamente descritte in modo ambiguo e misterioso», talvolta invece «sceglie un linguaggio semplice e lineare, a tratti minimalista» tipico della ‘poesia nuova’ persiana.

Ringrazio il prof. Francesco Martillotto attraverso cui sono venuta a conoscenza della poetessa e delle informazioni di pubblicazione qui riportate. 



giovedì 5 luglio 2018

Storia della pioggia (Marcos Jimenez Leon)



Ci fu un tempo
in cui sulle nuvole esistevano campi coltivati.
Cicale cupe
incendiarono la semina.
Le ceneri ricoprirono le strade.

C'era un tempo
in cui gli uomini costruivano orologi sotto le radici,
volevano ascoltare il battito dei vermi.

Ci fu un tempo, un tempo lontano, gli amanti
disegnavano carezze nell'acqua.
L'arcobaleno apparve dietro alle finestre
per raccontare la storia della pioggia.

La storia di quando l'uomo era albero
e allo stesso tempo uccello.


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lunedì 2 luglio 2018

L’albero dei fiori rossi (Valentina Meloni)



il freddo degli inverni       
anno dopo anno
                         le foglie perdute,
le foglie nate giorno dopo giorno
le mille formiche impazzite,     
gli uccelli di fuoco
lo scorrere dei mesi nella linfa,
le nuvole sul capo
le stelle appese ai rami dei secoli
                 le stelle sempre uguali         
così diverse ogni notte
ogni notte così tristemente silenziose...
il bambino che mi parla, da quanti anni?
forse è già un uomo
e il vecchio che siede alla mia ombra,
per quanto ancora?
l'anziana signora che piange,
                                per chi? per cosa?
ogni giorno diventa più minuta,
quasi una bambina           e i miei fiori,
rossi come il sangue del soldato
ferito a morte tra queste radici                 
                          i miei fiori che gridano
la gioia d'essere al mondo,   
                    i miei giovani fiori
volati via col vento assieme ai decenni...

giovedì 28 giugno 2018

Paesaggi umani (Nazim Hikmet)



Ci sono tanti venti quante specie di fiori…
E l’uomo, è quasi un’erba.
Il vento è il santo patrono dell’erbe.
Le bestie hanno il reame a parte.
Si parlano silenziosamente col loro corpo,
l’un l’altra si guardano con la coda dell’occhio,
muovono un poco le orecchie…
E il respiro che esce dalla bocca dei pesci
va su a spirale, forma delle lettere
è così che si parlano.
Anche l’erbe conversano tra loro,
grazie al vento,
e le loro parole galleggiano nell’aria…


lunedì 25 giugno 2018

Clorofilla (Silvia Bove)


Rodney Smith, ©2005, Snedens Landing, New York

Clorofilla.
Albero, rigagnolo del pensiero,
gli occhi si perdono come fu persa la vita.
Sale per stendersi la volta stellare. Scende per restare la traccia
d'umana memoria.
Radici di fiato,
corse insperate, nel fondo.
Geni remoti, usignoli seguaci di me.
Una goccia fruttata la specie cui si apparteneva,
lacrima tratta al divino stellare. 
Residente cuore sei stanato nell'ombra.
La somma del vento ti volle parlare. Sempre segreta, sempre rimasta.
Volendo tracciare le fila 
delle sue vene,
si accorda al gentile 
ritmare di ossa. 
Sotto la chioma. 
Sotto la sua clorofilla.

(2018. Inedito)





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giovedì 21 giugno 2018

Per Ulalume González de León (Ute Margaret Saine)


Se gli alberi potessero volare
-- ma lo fanno -- 
essi sono isole
per gli alati
le loro foglie sono uccelli in volo
e la loro chioma
un immenso vociare
uno sventolio e un ondeggiare di ali 
che si affezionano ai venti
mentre sollevano le loro luci
e le loro ombre dolcemente
lontano fin su nei cieli a baciare
le nuvole con precisa intenzione


If trees could fly
-- but they do --
they are islands 
for birds
their leaves are flying birds 
and their foliage
an immense humming 
waving and weaving of wings
that take to the winds
carrying their lights
and shadows lightly
off into the skies to kiss
clouds with a meaning 

Da LIT ANGELS, Margaret Saine (Moonrise Press)
Margaret Saine, poetessa
Nata a Norimberga, Germania
Abita a Los Angeles

libera traduzione: Valentina Meloni


*Ulalume González de León, poetessa
Nascita: 20 settembre 1932, Montevideo, Uruguay
Decesso: 17 luglio 2009, Santiago de Querétaro, Messico

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

mercoledì 20 giugno 2018

Le poesie sull'albero più lette del 2017



Qui trovate le tredici poesie più lette del blog per l'anno 2017. Per leggere la poesia cliccate sul titolo. 

Lo scorso anno fu Bejan Matur, con 1315 letture, la poetessa curda che racconta i combattenti del Pkk in testa alla classifica. Il suo libro Guardare dietro la montagna è edito da Poiesis ed è uscito nel 2016. “Oltre le montagne” ha avuto 14 ristampe in Turchia, con decine di migliaia di copie vendute.
Quest'anno è sempre una donna al vertice delle poesie più lette superando qualsiasi previsione di visualizzazione per il nostro blog, quasi 3000. Alda Merini, poetessa milanese, nasce il 21 marzo 1931 nel capoluogo lombardo e qui si spegne il 1 novembre 2009 nel reparto di oncologia dell'ospedale San Paolo a causa di un tumore osseo.
Proprio oggi per il tema di maturità una delle tracce (saggio o articolo di giornale) previste dal Ministero dell’Istruzione è “I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura” che tra i testi include proprio una poesia di Alda Merini.

Naturalmente questa è una statistica numerica che può cambiare moltissimo a seconda di alcune variabili come il giorno della pubblicazione, l'immagine abbinata alla poesia, l'indicizzazione il numero delle condivisioni etc...

Prendete questa statistica come un piccolo indicatore di gusti e per andare a rileggere qualche poesia.
Ho tenuto in considerazione solo le poesie che hanno ricevuto non meno di 800 letture.
Per l'anno 2017 sono diminuiti i post programmati (64 contro i 97 del 2016) ma sono aumentate notevolmente le letture, questo naturalmente non può che farmi piacere. Ho quindi aggiornato la classifica fino al 13° posto con la bellissima poesia di Milosz tenendo conto dei testi con non meno di 800 visualizzazioni. 

Su Alda Merini vi invito a leggere il ritratto firmato dello scrittore e poeta Andrea Salvatici nel 2014. uscito in un articolo su «Sette», supplemento del Corriere della Sera. 

Grazie per aver dedicato un po' del vostro tempo alla poesia.

POESIE       AUTORI    NUM. LETTURE



Tu non sai (Alda Merini)   2805

Certi alberi vicini alle case ( Mariangela Gualtieri )  1799

Tu la notte io il giorno (Antonia Pozzi)  1114

Cedri (Meira Delmar)   1075

Nei boschi dove ... (Lawrence Ferlinghetti) 1048


Alberi (Federico García Lorca, 1919)   951

D'inerzia (Beatrice Niccolai)   929

Il confine del vento (Paolo Polvani)  900


Dunque c’è la luce (Chandra Livia Candiani)  884

Da lontano (Pierluigi Cappello)    836

Paesaggio in movimento (Hilde Domin)   822

Odo ancora la tua voce (Paul Éluard)   819

Prefazione (Czesław Miłosz)   804

lunedì 11 giugno 2018

Il davanti dell'albero (Ko Un)

Kerry Darlington, "Ancient pathway"

Guarda, gli umani di spalle.
Se Dio esiste,
sarà forse questa la sua forma
in questo mondo?
Persino un albero
ha un davanti e un dietro.
Non necessariamente per colpa della luce del sole.
Non necessariamente per il Sud e il Nord.
Attraverso il suo davanti, io incontro l'albero,
attraverso il suo dietro, me ne accomiato.
E già mi manca, quell'albero.
Non possiede parole, l'albero,
ma se sente parole d'amore
porge più foglie al soffio del vento.
Le foglie del nuovo anno
saranno d'un verde ancora più smagliante.
E quando la nostra estate sarà trascorsa
rifulgirà lì,
d'un rosso fuoco
che nessuno potrà mai eguagliare.
D'un rosso fuoco
che nessuna fine d'amicizia umana
potrà mai terminare.


da L'isola che canta, Lietocolle, 2009


lunedì 28 maggio 2018

Versi scritti in sogno la notte scorsa (Ko Un)


fotografia in doppia esposizione di Laurence Windram


Là in cima all'albero,
guarda l’uccello che vi si è posato.
Là in cima all’albero,
guarda l’uccello che vola via dopo essersi posato.
Dopo che l’uccello è volato via,
guarda il punto in cima rimasto vuoto.
E poi, la vasta vacuità.
Guarda il grigio cielo.

Ko Un, L'isola che canta; Lietocolle, 2009

lunedì 14 maggio 2018

Radice (Janet Frame)



D'ora in ora più selvatica. Lo so.
Da tanti anni divorata,
tagliata, ritagliata,i rami costretti a destra e a manca,
mi slanciai, fiorendo, minuti fiori bianchi
sopra gli steccati fisso in viso le persone
Mi guardano le api, mi ha preso in manto il vento
Forte e aspro è il mio gusto, rigogliose le mie fronde.
Si acciglia la gente, se vede che metto ancora una radice.

lunedì 7 maggio 2018

Nel mese di maggio (Pierluigi Cappello)



Dal mio giardino si vedono cosí e non si possono spiegare
l’accordo dell’azzurro rarefatto e quello del verde
che sale e si fa spazio in certe mattine di maggio
quando il calore viene sulle braccia scoperte
e tocca il tendine d’azzurro e il tendine di verde
che credevamo spenti, nella nostra testa di oggi,
tanti anni fa. In mattine cosí, la terra si piega
e si anima in cose inanimate come i sassi
nel brulichìo nascosto dalle foglie, nel nostro
essere muti e felici di non avere un nome.

Forse daremo un nome a questa luce sugli occhi,
alla rondine scolpita dall’aria mentre passa,
all’ombra durata un battito sulle nostre mani;
forse saremo infanzia e chiuderemo il pericolo
nel nome del pericolo e allontaneremo le nostre spalle
dalla città abbagliata e splenderanno amate dal caso
e dal vento le nostre impronte quando qualcuno chiuderà
il cancello dietro a noi, e ci guarderà partire.



da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

martedì 1 maggio 2018

La Sposa (Giuni Russo)






Sei cresciuta come un cedro del Libano
Come un cipresso sui monti dell'Ermon
Come un ulivo maestoso in pianura
Sei cresciuta come un platano
Come palma in Engaddi
E le rose in Gerico
E rigogliosa come lampo di fuoco
Fuoco che mi inebria
Sai di cinnamomo mirra onice storace
E fra mille e mille ti riconoscerei
Dimmi anima mia dimmi dove si nasconde
Dov'è l'acqua che disseterà me
Dimmi anima mia il segreto dell'amante
Il segreto che ti lega a me.
Sei più dolce e bella del miele vergine
Ed è profumo il suono del suo nome
Come il sale in Engaddi
Sale come polvere
Sai di cinnamomo mirra onice storace
E fra mille e mille ti riconoscerei
Dimmi anima mia la paura dell'amante
Dell'amante che in me cerca te
Dimmi anima mia come nascere dal niente
Se non ho che te resta con me
Dimmi anima mia come nascere dal niente
Se non ho che te resta con me
Dimmi anima mia il segreto dell'amante
Dell'amante che resta con me


martedì 27 marzo 2018

Entrando nel bosco (Ko Un)

Susan Hall, Listen, olio su pannello, 2012, collezione privata



Il bosco era oscuro.
Il bambino che era con me
mi strinse forte la mano.
Lui ed io diventammo uno.
Non avevamo parole.
Ci addentrammo ancora di più.
Eccola!
La mia fanciullezza rimasta immutata.
Un cucciolo di cervo corse via.

in Ko Un, L'isola che canta; Lietocolle, 2009

lunedì 19 marzo 2018

Il colore azzurro degli alberi (Alda Merini)

Bosco di betulle, Gustav Klimt ,1902


Il colore azzurro degli alberi
nella corteccia rovente,
il colore piano del muschio
protetto da ogni dolore,
il colore chiaro del legno
che alza il suo cuore cantando
nell'inno dei cieli,
quel colore che si leva nel vento
e parla col tuo Signore
l'antico messaggio segreto
della creazione del caos,
la parola nuda del servo
che inneggia al Dio salvatore,
e le piccole pieghe ed i ricci
e ciò che cade
dall'albero antico,
fortifica tutte le zolle
che hai dentro al cuore,
fortifica tutte le cose
le cose d'amore.

(da Poesia è Vita)

particolare