lunedì 29 febbraio 2016

Betulle ( Robert Frost )


Dipinto: Betulle di Reana Maggio 
Quando vedo le betulle curvarsi a destra e a manca
Fra le linee degli alberi più scuri, ritti,
Amo pensare che un ragazzo vi stia dondolando.
Ma dondolarsi non li farebbe curvare così tanto
Quanto la tormenta di neve. Li avrete visti spesso
Carichi di neve un soleggiato dì d’inverno
Dopo la pioggia. Scricchiolano già da soli
Appena s’alza il vento, e si fanno variopinti
Quando un minimo movimento sconquassa il loro smalto.
Presto il calore fa cadere i cristalli
Rovinando a valanga sulla coltre di neve
Dinanzi a quei mucchietti di vetro rotto spazzati via
Penseresti che l’intima colonna del Cielo fosse caduta.
Sono trascinati dal peso sul suolo prosciugato,
ma sembrano non rompersi; e benché siano stati curvi
così mollemente per tanto tempo, non si raddrizzeranno:
potreste vedere i tronchi per anni ancora fare arco
nei boschi, lasciando penzolare le foglie a terra
come ragazze carponi a pettinarsi i capelli
prima di farli asciugare al sole.
Ma vorrei dire che quando la Verità irrompe
A dire la sua sulla tempesta di neve, io preferirei
Avere un ragazzo dondolante fra di loro
Dopo aver fatto va e vieni per riprendere le bestie
Un ragazzo lontano abbastanza dalla città per non
Aver imparato il baseball, il cui unico gioco
Fosse sempre con sé stesso, estate e inverno,
un ragazzo capace di giocare da solo.
Avrebbe domato ad uno ad uno gli alberi del padre
Come cavalcandoli più e più volte,
Per toglierne via la scontrosità,
nessuno lasciato a zoppicare,
nessuno abbandonato prima della conquista.
Imparerebbe che tutto quel che c’è da sapere è di
Non lasciarsi cadere giù troppo presto e di
Non spezzare il ramo torcendolo troppo verso terra.
Avrebbe poi preso padronanza coi rami alti, usando
La medesima accortezza che usereste per riempire
Una tazza fino all’orlo, e poi fin sopra l’orlo.
Sarebbe scivolato sotto prima coi piedi, sibilando,
Creandosi a calci una via fra l’aria e il suolo.

Anch’io un tempo amavo dondolarmi fra le betulle.
E così vorrei ancora tornare indietro a farlo.
Quando son stanco di considerare, e la vita
Mi pare troppo simile ad un bosco non segnato da
Sentieri, e la faccia t’arde e si solletica con le ragnatele
Strappate passandovi contro, e gli occhi
Ti lacrimano, per i ramoscelli che ti feriscono.
Vorrei andar via dal Mondo, e poi
Tornare indietro, e ricominciare.
Che il Destino non mi disconosca e almeno un poco
Mi conceda quel che voglio e non mi strappi di mano
La possibilità di ritornare. La terra è il giusto posto per amare:
non so affatto come potrebbe migliorare.
Vorrei andarmene scalando una betulla, e
Salire rami scuri lungo un tronco innevato, verso il cielo,
fin dove l’albero non potrebbe condurmi,
ma fosse pronto a piegare la cima e riportarmi giù.
Sarebbe bello andare ed al contempo ritornare.
Si potrebbe far di peggio che dondolarsi fra le betulle.


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

giovedì 25 febbraio 2016

Falena



n a n i t a



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lunedì 22 febbraio 2016

Alberi (Maria Grazia Calandrone)


fotografia : Annalisa Marino Portraits
Essi hanno questo fiore dentro che comincia
con l’affermazione che non sanguinano
ma hanno anzi una capacità variabile
di sopportare tagli
tra i filamenti vivi
con anelli dorsali e una frattura
marginale, con qualche escoriazione per il fuoco issato
una volta sulla bianca colonna del fusto come una bandiera di dolore.
Tutto portava una scucitura di silenzio
sulla corteccia: in quel punto
non passava più la voce.
Mimose e mandorli sono i primi a fiorire
ma tutti
se amputati, rimarginano in lance di fogliami appesi alla faretra dei tronchi con tralci portanti e un fresco
e vivo rampichìo di gambi
e un clamore di stami al culmine del pomeriggio
e un luccichio frontale, tutti sono strumenti per lasciare cadere
lingue e lamine
d’oro, processioni con croci bianche di corolle e fiaccole
di stimme nel nettario, sono cose cresciute per dare
e per dimenticare. Dimenticare come s’innestava la tua voce
nel nettario del cuore, come i regoli e i timbri
delle vocali fossero fatti per impressionare
il fiore maturo.
Essi sfiorano il cielo con conformazioni audaci
si avvitano
con una pacatezza e una competenza
perfette pure nell’evidenza del corpo ferito
pure a bagno nel nero e nell’amaro
inverno. Dunque bisogna avvicinarsi a loro
senza il cupo ruminare notturno nella morchia dell’anima
ma come cinghiali, un entroterra bianco: essere terra
bisogna, sotto la loro macchina da fiore.



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giovedì 18 febbraio 2016

Notte di luna


“Woman Waiting for the Moon” di Uemura ShōenShoen

n a n i t a


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lunedì 15 febbraio 2016

Bastionate di foreste (Giorgio Bolla)


Fotografia : Ellie Davies -Between-the-Trees-
Bastionate di foreste
sotto cieli di nuvole
mi muovo e passo
sul canale
del tempo

assecondo la tua
voglia di gioia
e non sai
la verità 
dell'alba.

(da Storie di acqua di angeli e di vento)

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giovedì 11 febbraio 2016

Nudo con gatto


bijin-ga by Ishikawa Toraji


n a n i t a 


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lunedì 8 febbraio 2016

Illogici (Lorenzo Mullon)

Illustrazione: "Semi volanti" (samare)acquerello di Renata Bonzo


mi piacciono gli alberi perché sono illogici
non ha senso crescere così in alto
basta restare un cespuglio un'erba o un lichene
invece a loro piace ospitare i nidi e gli scoiattoli
gonfiarsi di vento
trasalire quando la linfa si carica in primavera
costruire un frutto e lasciarlo cadere
giocare a nascondino dentro la corteccia
rimanere in silenzio durante i temporali
esplodere in una fragorosa risata al riparo del rumore delle cascate
danzare nella notte lontano da occhi indiscreti
persino fuggire da se stessi
cercando l'avventura in un trabiccolo di seme


dal sito della Rivista letteraria Libera "La Recherche"



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domenica 7 febbraio 2016

L'omino dei sogni



Una lettera, un fiocco di neve, una casa nel bosco dall'altra parte del mondo, un desiderio e... L'Omino dei sogni
E voi che sogno avete? Scrivetelo qui nei commenti...
La videopoesia è tratta da Le regole del controdolore, il libro di cui vi ho parlato qualche giorno fa. L'omino dei sogni è una sezione di questo libro per bambini (e non) da 0 a 99 anni... Perché la poesia non ha età!
Il video è realizzato sul film animato della regista Natalia Cernysheva per il Festival Golden Kuker  che vinse nel 2013  il primo premio per il miglior film d'animazione per bambini.
buona visione
n a n i t a

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giovedì 4 febbraio 2016

Casa di neve


Art by Endre Penovác
n a n i t a


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martedì 2 febbraio 2016

Haiku d'autunno- Nei giardini di Suzhou


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Booktrailer della mia pubblicazione di Haiku Nei giardini di Suzhou edito da FusibiliaLibri
qui parla il Ginkgo biloba...

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lunedì 1 febbraio 2016

Il seme del cammino degli alberi-elefante (Tiziano Fratus)




Il seme del cammino degli alberi-elefante


da Musica per le foreste. Poesie in forma di seme

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