lunedì 27 gennaio 2014

I fantasmi di Etty



I FANTASMI DI ETTY [1]

“In me non c’è un poeta, 
in me c’è un pezzetto di Dio 
che potrebbe farsi Poesia. 
In un campo 
deve pur esserci un poeta,
che da poeta viva 
anche quella vita
e la sappia cantare:
[…]”Su, lasciatemi essere 
il cuore pensante 
di questa baracca.”
( Etty Hillesum)


Tornerete, lo so, a visitarmi, 
bambini fantasmi, 
nelle notti di bufera,
lungo i sogni che non hanno trama.
Vedo già ora i vostri nomi 
scritti sul selciato che calpesto
sulle mura nere di edifici 
che custodiscono le vostre voci.
Posso vederle 
sopra ogni cancello aperto sul nulla:
sventolano stanche, 
le vesti appese di tante
Esther(אסתר),
Ariel(אריל), 
Myriam (מרימ), 
di tante Sarah (רהש)
e molte altre che non conosco
mi chiameranno, lo so, da lontano,
dalle minuscole scarpe vuote
abbandonate a mucchi 
dentro a fotografie sbiadite…
Quelle foto che non si vedono
nei libri di scuola ma stanno appese
come muti spettri in mostre indette 
per l’Olocausto di un dolore.
Non vedo suole, non forma , 
non colore…Scarpe? 
Sembrano folle di piedini confusi 
che hanno perso la strada e la fiducia…
lungo binari che portano alla morte. 
Si sono persi
Yehochoua (יהושע), 
Mikhael (מיכאל), 
David (דוד)
e i piccoli Immanouel (עמנואל) 
ed Eliyahou (אליהו)
non troveranno più la loro mamma. 
Se un Dio esiste
– perché ad accettare questo, 
dovrebbe venir meno la fede a ogni uomo-
li avrà senz’altro ricongiunti 
in un abbraccio senza fine,
in questa vita o in un'altra, 
dentro nuovi volti e nuove storie.
Qualcuno la chiamò
“soluzione finale” 
ma quanto si sbagliava?
Non ci può essere fine nel richiamo 
di atrocità che non hanno assoluzione… 
Non le vedete, non le sentite tutte quelle vite 
che ancora sono in processione
in attesa d’esser vissute? 
E paiono sospese, 
quasi fossero al di fuori della storia,
degli anni, del tempo … 
Sospese sopra le coscienze 
come un avvertimento,
che non ha fine l’odio dietro a quei cancelli 
e si perpetua in ogni uomo,
in ogni bambino sacrificato in nome di nulla… 
Perché Dio non ha mai chiesto sacrifici!
E’ la bugia più grande questa,
occultata dentro a una parola –Olocausto- [2]
non individua la tragedia della storia, 
sembra semmai quasi una scusa
quella definizione messa lì a mo’ di toppa
per nascondere la colpa
di tutti quelli che non hanno fatto nulla, 
di tutti quelli che non lo fanno ancora,
di tutti quelli che non lo faranno,
perché quel dolore che brucia ancora adesso,
non si consuma e mai si consumerà
fin quando anche una sola vita
arderà di quel ricordo in ogni ingiustizia 
presente, passata e futura,
in ogni piccola creatura
immolata nel nome di una divinità!


(Valentina Meloni)


"Coloro che non hanno memoria del passato sono condannati a ripeterlo" 


27 Gennaio 2014, giornata della memoria

 

Note
[1] Etty Hillesum: Esther Hillesum, detta Etty (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943),è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah.

[2] La parola "Olocausto" deriva dal greco ὁλόκαυστος (olokaustos, "bruciato interamente"), a sua volta composta da ὅλος (olos, "tutto intero") e καίω (kaio, "brucio") ed era inizialmente utilizzata ad indicare la più retta forma di sacrificio prevista dal giudaismo. L'Olocausto in quanto genocidio degli ebrei è chiamato, più correttamente, con il nome di Shoah (in lingua ebraica: השואה, HaShoah, "catastrofe", "distruzione").
Foto copertina
da" Gli 83 giorni di Etty Hillesum Auschwitz"di Beppe Bovo, Edizioni La Meridiana.

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