giovedì 22 agosto 2013

Lettera di un bambino Siriano alla mamma



Mamma non me lo avevi mai detto
che si può morire anche respirando 
mentre io credevo che per morire
ci volesse una ferita, una crepa da cui
la vita potesse uscire assieme al sangue...
Mamma non me lo avevi detto 
che si può morire giocando
tra la polvere e i sassi della strada
che mi hanno visto correre.
Non me lo avevi detto che 
mi avresti salutato da così lontano
e che piangendo la tua anima
sarebbe venuta a reclamarmi.
Mamma non me lo avevi detto 
che si può morire respirando dentro a un sogno,
che anche l'aria può essere un veleno.
Non me lo avevi detto
 che sarei stato un angelo di vetro,
dentro un sudario bianco, 
addormentato.
Mamma non me lo avevi detto che
la morte mi avrebbe reso luminoso e bello
spazzando via il terrore delle bombe.
Mamma ... io, invece,
non ho potuto dirti ieri 
mentre giocavo con la morte
quanto ti amassi e ti volessi bene.

22/08/2013

LETTER FROM A SYRIAN CHILD TO HIS MOTHER

Mom, you never told me
that you can die even breathing
 I believed that to die
it would take a wound,
 a crack from which life
could come out along with the blood ...
Mom, you never told me
that you can die playing
among the stones and the dust
of the road who saw me run.
You never told me
you'd greeted me from so far away
and that, crying, your soul
would come to claim me.
Mom, you never told me
that you can die breathing in a dream,
that the air can also be a poison.
You told me not
I'd be an angel of glass,
asleep, in a white shroud
Mom you never told me
the death would make me bright and beautiful
sweeping away the fear of bombs.
Mom ...  however,
I could not tell you yesterday,
while I was playing with the death
how much I loved you and wanted you well.


(Valentina Meloni)

22/18/2013 scritta dopo l’attacco chimico di Ghūṭa. Lunedì 16 settembre 2013 il team indipendente delle Nazioni Unite incaricato di verificare l’eventuale uso di armi chimiche in Siria ha consegnato il suo rapporto definitivo al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon. Il rapporto, lungo 38 pagine, ha confermato che le «armi chimiche sono state usate relativamente su larga scala nel conflitto tra le due parti in Siria, anche contro i civili, inclusi i bambini».

Edita nel volume antologico "Voci contro la guerra" di Onirica Edizioni. L’intero ricavato è stato devoluto in beneficenza alla ONLUS “Amici di Ndugu Zangu”, Organizzazione Non Governativa internazionale che opera in Africa, per offrire assistenza ai bambini cardiopatici. I proventi del libro saranno devoluti all'associazione. Potete acquistarlo cliccando sull'immagine.

Acquista

edita nel volume antologico "Ho conosciuto Gerico" (volume storico del 2013 fuori commercio delle edizioni Ursini)


Conferita per questa lirica menzione del giorno nel sito di poesie "Oceano nella'anima"

Conferita per questa lirica menzione di merito al Premio nazionale Voci contro la guerra


Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

mercoledì 21 agosto 2013

L'uomo albero


L'uomo albero ha piedi grandi
come radici nodose e sicure
appigli per terremoti esistenziali
per tormenti di vento e piogge torrenziali

scarponi di suola assottigliata dal cammino
un passo sicuro che non guarda la meta
che sa respirare la linfa e la vita 
dal chiarore dell'alba al luccichio del tramonto.

L'uomo albero ha pelle di corteccia
rugosa e verace come crosta di pane
e braccia lunghe di rami frondosi
che sanno ospitare le voci lontane.

L'uomo albero ha i capelli di foglie
che vede imbrunire di rosso in autunno
ha barba di fili e radici volanti
ciglia di fronde e parole fruscianti.

L'uomo albero ha sogni di brina
che fa evaporare sui fili di seta
come cappello una stella cometa
per ninna nanna canzoni di vento.

L'uomo albero ha un dolce segreto
che tiene celato nel folto giaciglio
un nido di canti e becchi vocianti,
nel tronco cavo ha nascosto un coniglio.

L'uomo albero è un'ombra nel giorno
è un caldo sospiro nel cuore d'inverno
regala gocce di Nostalgia 
e piogge di petali per farne Poesia. 


(Valentina Meloni)

poesia ispirata e dedicata a Tiziano Fratus, cercatore di alberi, scrittore e poeta.

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.Poesia protetta dai diritti d'autore.

domenica 18 agosto 2013

Fammi un quadro della Luna



Fammi un quadro della Luna 
da appendere in stanza
ch'io possa fingere di dormire
mentre gli altri si amano, di notte.

Dipingimi ore di argentei bagliori
per scuotere le ombre del buio
dalle palpebre di sale e dalle ciglia
fili d'immenso e perle abbandonate.

Dimmi se è proprio così vuoto 
il bianco solco nel tuo letto
dove fioriscono le farfalle dei sogni
e della fantasia. Ruba le gocce 
dagli alberi notturni e fanne una collana 
di parole, che abiti le stelle, il cielo, il cuore
che canti una canzone addolorata 
di liquide malinconie.Fammi un quadro,
un quadro della Luna addormentata
e lasciala accesa, vestita di poesie.

(Valentina Meloni)

Liberamente ispirata alla poesia "Fammi un quadro del sole" di E.Dickinson

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.

giovedì 1 agosto 2013

Coccio rotto (Il mio Kintsugi)



La muta mi rattrista,
mi fascia di malinconie.
Dovrei forse sorridere
della lucente pelle nuova...
invece un ghigno fa capolino
dietro una scaglia di passato
che il mio corpo si porta
dietro per dispetto.
Mi manca la vita
che ho lasciato altrove
e ogni angolo di sogno
abbandonato
nella pelle trasparente.
E' dentro quel minuscolo frammento
rincollato dall'astuzia, coccio rotto
in cui ho colato l'oro
della mia esistenza,
che sorrido amara
della bellezza delle rughe,
della forza che sprigiona
il luccichio di quella crepa
dentro al petto.
Spiraglio d'oro che m' imperfeziona.
Ferita che mi rende unica,
spaccatura da cui affiora
il midollo del vivere
che m'appartiene.
Un coccio rotto ha vita propria
e una storia segreta che gli somiglia.
Sono io il mio coccio rotto,
il mio *Kintsugi,
opera d’arte degli sbagli
in cui il dolore si fa ornamento
della sofferenza.

(Valentina Meloni)

Lirica vincitrice del primo Premio Nazionale di Letteratura "Segreti di Pulcinella" 2013 
sezione Poesia inedita indetto dalla rivista
"Segreti di Pulcinella"
Verbale del premio

motivazione della giuria sulla lirica vincitrice


La cerimonia di premiazione si è tenuta a Firenze alla Casa-Museo di Dante
in Via S. Margherita 1, sabato 5 aprile 2014







* Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell'oro o dell'argento liquido o lacca con polvere d'oro. 
Questa tecnica è chiamata Kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente "riparare con l'oro". La pratica nasce dall'idea che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Usano oro al posto della colla. Metallo pregiato al posto di una sostanza adesiva trasparente.
Occultare l'integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Gli Occidentali , per loro cultura, fanno fatica ad accettare le crepe. "Spaccatura, frattura, ferita" sono percepiti come l'effetto meccanicistico di una colpa, perché il nostro pensiero ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero arcaico, mitico, simbolico, invece, rifiuta le dicotomie riportandoci alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto altro non è che un'antica tecnica che si chiama "amore".
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande gioco cosmico. Il dolore fa due cose: ti insegna e ti dice che sei vivo. Quando passa ti lascia cambiato, più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. Non sempre... a volte ti rende fragile e più soggetto ad altri urti, ma sempre, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita,  in un modo o nell’altro, sarà influenzato da quelle ferite.
I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l'hanno capito più di sei secoli fa e ce lo ricordano ...sottolineandolo in oro.

* Questa lirica assieme ad un racconto e un'altra poesia che hanno ricevuto menzione di merito saranno presenti nella raccolta antologica del Premio pubblicata a breve.

Pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore. Poesia protetta dai diritti d'autore.